VIETATO AI MINORI

“Vietato ai Minori”, in cubi da Essearte
“Nell’arte, territorio della libertà per eccellenza, ha ancora senso parlare di divieto?” Se lo sono chiesti curatori ed autori della collettiva “Vietato ai minori”, allestita e visitabile da stasera a Napoli, presso la galleria pro-oggetto Essearte dei fratelli Scuotto, che hanno “incubato” le idee conferite dagli artisti coinvolti, quasi tutti napoletani; fra di loro Betty Bee, ospite speciale esposta fuori dal cubo, come Marco Prato, che conclude il percorso con un suggestivo video.

OPERE INSIDIOSE E STIMOLANTI – “Oggi, si può ancora parlare di vietato ai minori? E poi… cos’è davvero vietato ai minori?”. Fin dall’ingresso il visitatore – semplice curioso o appassionato d’arte che sia – viene introdotto a questi e ad altri interrogativi, trovandosi di fronte opere che non mancano di coraggio e sono, al contempo, insidiose e stimolanti, contenute in cubi di legno, bianchi, tutti uguali (o quasi), allineati nel candore asettico della galleria, che accoglie le opere in uno spazio obbligato che amplifica la potenza e l’incisività di ogni singolo lavoro. Solo una è fuori dal cubo: “Tulip” di Betty Bee, in cui l’artista si fonde con l’opera d’arte, ne diventa soggetto ed oggetto.

ARTISTI PROTAGONISTI – “Tulip”, già ospitata alla Biennale di Venezia, nel presente contesto svolge la funzione di introdurre il pubblico alla visione dell’esposizione, cadenzata per moduli uniformi di cubi. A loro volta i 30 cubi contengono – o liberano – altrettante mostre, perché ognuno di essi contiene ciò che, innanzitutto, è la sintesi del mondo creativo e del pensiero del rispettivo artista. In linea con il pro-oggetto della galleria, la mostra vuole anche dimostrare che gli artisti possono essere i veri protagonisti di uno spazio condiviso il cui obiettivo è porre l’opera d’arte al centro della discussione.

INVITO ALLA RIFLESSIONE – Opere d’arte in cubi che sono incubatori (ma qualche volta anche in-cubi: incubi), opere svelate una dopo l’altra, senza aggredire lo spettatore, che viene invitato alla riflessione più che al godimento voyeuristico. Pittura, scultura, immagini e suoni sono racchiusi o evadono dai cubi, mentre in un monitor dedicato viene proiettato un video e i lavori dei fotografi. Tutte le opere esposte sono significative; fra le più singolari, anche per l’impatto che hanno prodotto su chi scrive, si segnalano “Gioco d’azzardo” di Riccardo Ruggiano (commistione di tecnologia e artigianato), “Je t’aime” di Domenico Balsamo (vietato essere bambine), “Diversità” di Antimo De Santis (che cita una frase di Henry de Monmerthal), “Dolci ambiguità dislocate” di Anita Artura Agresta (morbidi simulacri di seni, per solleticare l’immaginazione e i sensi dei fruitori).

CUBI CHE “SCUOTTANO” – L’attenzione di chi scrive, poi, è stata attratta da due opere dei fratelli Scuotto, animatori di Essearte. “Preservati” di Emanuele Scuotto “segna” il cubo con una croce greca, che ne apre l’interno alla vista per mostrare feti avviluppati dentro preservativi appesi alla parete superiore; un’opera che pone così tante domande sul “vietato nascere”, quasi filo-clericale. “My first rifle” di Nicoletta Itto e Salvatore Scuotto, invece, è un plastico che ricorda la notizia del ragazzo che uccise col suo fucile la sorella, cristallizzandola e sottraendola all’oblio. In questo caso l’opera d’arte diventa cronaca e assume la funzione di memento, monito. Una contestazione al “Vietato informare” imposto dall’attuale sistema dei mezzi di comunicazione di massa; un’opera d’arte profonda e scandalosa nel senso evangelico del termine, dato che si fa “pietra dello scandalo”.

MAGIA SEXUALIS – A concludere la mostra è il video “Magia sexualis” di Marco Prato, assaggio di un lavoro più esteso, in corso di produzione, che è ispirato da un romanzo di Sciascia dedicato ad Alister Crowley. Il regista ci ha detto: «La parte davvero vietata è quella magica. Il fascino del proibito – l’ignoto e l’occulto, anche per chi lo pratica -, il superamento della soglia che è rischioso anche per il mago; la magia nera che ti da, ma che prende anche, è un’arma a doppio taglio, come dimostra lo stesso Crowley, morto gonfio e completamente pelato» (e, soprattutto, segnato dalla sofferenza nello sguardo, n.d.r.). Un video intenso, dall’atmosfera misterica e dalle suggestioni pagane; probabilmente nessuno lo definirà mai “il più schifoso video mai pubblicato”, ma regge assai bene il confronto con Crowley.

Francesca Saverio Cimmino

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