LA TERRA IN UNA STANZA

UNA WUNDERKAMMER PER I FRATELLI SCU8

TRA INCUBI E TORMENTI: LA WUNDERKAMMER DEI FRATELLI SCUOTTO

A sette anni dalla mostra “Maninarte”, il collettivo Scu8 torna, all’interno degli spazi della galleria Essearte da loro fondata e animata, con un progetto che celebra vent’anni di attività. Vent’anni di idee, di progetti, di sacrifici, tesi tra il fardello della tradizione e la necessità di innovazione, tra arte e artigianato, tra la dimensione operativa della bottega e quella caotica della strada, sempre attenti a leggere e interpretare le vicissitudini del quotidiano e le dinamiche della contemporaneità.

Un percorso che si condensa nel grande ‘collage’ Ventennio composto da frammenti, prevalentemente di terracotta, di gambe, di braccia, di mani, di corni e di corna, di busti santissimi e teste demoniache, di maschere e altri strambi personaggi che ripercorrono il loro cammino da “Mostro…il Diavolo” ospitata nel 2003 nella Chiesa di San Severo al Pendino, a “Pulcinellarifavola” che nel 2004 raccontava le rocambolesche avventure di un disperato Pulcinella alla ricerca della sua maschera rubata, fino a “SCU8 Maninarte”, allestita nel 2009 presso Castel dell’Ovo, farsesca lettura del panorama artistico contemporaneo.
Una storia modellata nell’argilla, fatta di terracotta, materiale da loro prediletto, con il quale da sempre danno forma al proprio immaginario muovendosi tra storia e mito, fantasia e attualità.
Alla argilla, alla terra, dedicano quindi, la loro eccentrica stanza delle meraviglie, o sarebbe meglio dire degli orrori, piena com’è di immagini, sì suadenti e affascinanti, ma cariche di strazi e preoccupazioni.
Evoluzione degli studioli medievali, la Camera della Meraviglie o, secondo la lingua tedesca, Wunderkammer, rappresentò a partire dal XVI secolo il luogo in cui, soprattutto i nobili, raccoglievano le loro collezioni private con l’intento di restituire, seppur in piccolo, l’immagine complessa del mondo, costruendo una sorta di teatro capace di rappresentare in sintesi un così caotico macrocosmo.
Qui tra naturalia e artificialia, tra reperti naturali e opere dell’ingegno umano, era possibile trovare oggetti d’arte, pietre preziose, libri, frutti esotici, denti di pesci, ali di farfalle, conchiglie, corni di narvalo, coccodrilli e serpenti essiccati, feti, scheletri, ancora carte geografiche, strumenti scientifici, tutto quanto cioè poteva creare meraviglia, stupore e curiosità come ad esempio poteva succedere entrando nel Camerino delle pitture di Alfonso I a Ferrara, piuttosto che in quello di Francesco I dei Medici fino a quelli, certamente più vicini ai nostri, del farmacista e naturalista Ferrante Imperato e del Principe di San Severo mossi da curiosità scientifica e alchemica.
A modo loro, ricorrendo alla preziosa e rarissima abilità artigiana che gli appartiene, gli Scuotto fanno spazio a un luogo a metà strada tra una camera delle meraviglie e una casa degli orrori, dove trova posto una visione apocalittica del mondo, prediligendo un approccio sarcastico e parodistico. Affrontano così i drammi dei nostri difficili tempi, dall’incapacità di gestione dei flussi migratori, causa di nuovi rigurgiti fascisti e sentimenti xenofobi, al terrorismo globale sotto il nome di Isis, dalla povertà alla distruzione del paesaggio, dal caos della metropoli alla violenza su donne e bambini, dalla guerra all’omofobia, reagendo – suggeriva Luca Beatrice in occasione della mostra Maninarte – con spirito farsesco, tipico di chi ha la commedia dell’arte nel dna, senza, tuttavia, reprimere un senso misto di rabbia e disagio.
Guardando la cronaca – dagli effetti disastrosi di terremoti e tsunami agli attacchi terroristici alle capitali europee, dalla morte degli immigrati nei loro drammatici viaggi attraverso il Mediterraneo ai bombardamenti scellerati in Medioriente, alle violenze domestiche su donne e bambini, gli Scuotto, complice la collaborazione con Antonio Alfano, mettono su una vera e propria fiction che traccia l’immagine di una città, Napoli ovviamente, distrutta in meno di un minuto da un’incredibile cataclisma.
«Potrebbero essere oltre un milione i morti provocati dal cataclisma che ha cancellato dalla faccia della terra la città di Napoli e gran parte della sua periferia […] un movimento tellurico violentissimo accompagnato da terribili esplosioni ha squarciato suolo e sottosuolo per chilometri, spingendo in superficie fiumi di magma e nubi di gas […] Pattuglie dell’esercito sono state dislocate lungo tutto il perimetro per impedire l’accesso. Nell’aria c’è radioattività e non è escluso che potrebbero esserci nuovi sussulti dalla terra. Il Ministro della Salute prevede un’emergenza sanitaria impegnativa a causa dell’enorme quantità di cadaveri che cominciano ad emergere dal mare e dalle pareti del cratere. Cadaveri e pezzi maciullati dalla pietre e bruciati dai gas. Terrificante»
Questa la notizia che il visitatore apprende osservando la gigantografia di una pagina del quotidiano «Il Mattino» intitolata Troppo Tardi, chiaro riferimento alla più celebre opera realizzata da Andy Warhol in occasione del terremoto 1980. Una pagina, conservata come un cimelio, attorno alla quale esplodono immagini di morte e malattia, tasselli di un panorama post-apocalittico, stile fratelli Chapman, che prende forma come provocazione verso un mondo che risulta sempre più inumano e virtuale, sempre più lontano dai bisogni reali dell’uomo, interessato com’è al pil, allo spread e agli indici di borsa, responsabile di una società sempre più squilibrata e intollerante.
Ci immergiamo così in un percorso fatto di visioni sardoniche e violente, che si ispirano alla cronaca così come al mondo del fumetto o di certo cinema distopico, diventando momenti di riflessione sulla fragilità della nostra vita e del mondo che viviamo: facce Esplose, la cui drammaticità si muove tra le immagini di morte che quotidianamente trasmettono i nostri tg e le patetiche smorfie di un Compianto al Cristo morto realizzato da Guidi Mazzoni per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi piuttosto che le sbrindellate figure di un Augusto Perez; ancora drammatiche ammassate, come fossero mattoni, a costruire una Torre di Babele che furiosa si erge verso l’alto, mentre la mano chiusa di un migrante col dito indice alzato in bella vista si solleva dall’acqua mandando a quel paese il ‘civilissimo’ mondo occidentale. Il tutto ripreso da un Narcismo/Ciclope che continua impassibile a vivere dentro il suo smartphone, protetto dalla campana di vetro dov’è riposto.
La città di Partenope diventa di fatto immagine di un mondo caotico e squilibrato, attraversato da strani esseri idrocefali e biechi corni dai denti aguzzi frutto di radioattività e modificazioni genetiche, in bilico tra la bizzaria da derubricare a post di successo e minaccia per la nostra sanità.
Solo i poteri di un SuperPulcinella, che per effetto del cataclisma da servo sciocco e pavido ha acquisito il corpo prestante e il piglio sprezzante di un Batman, sembrano poter garantire un barlume di salvezza. 
Ma sarà davvero così? Sarà davvero troppo tardi?
Pasquale Ruocco
Read more

fotografie di Cesare Abbate