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Confesso. Sono colpevole.
Ho molti pregiudizi verso tutto quello che sa vagamente di tradizione e, in particolare di “tradizione napoletana”, cerco sempre di evitarla, scappo a gambe levate ai primi versi di una poesia che ricorda quanto è bella la città di una volta o ad una conversazione sulla bontà della nostra acqua che rende tutto più speciale. La tradizione che diventa tradizionalismo, mi inquieta. Così quando passeggio per via dei Tribunali o per San Gregorio Armeno, la presenza dei “nuovi pastori”, fantasmi impolverati di quelli del Settecento, non mi emoziona affatto. È come vedere un pittore che incessantemente replica le opere di Caravaggio. Questi timori svaniscono davanti alle opere dei fratelli Scuotto, a loro non manca la maestria di chi deve lavorare con il piccolo, con il particolare, non manca la capacità manuale che trasforma l’artigianato in arte pura, libera da vincoli ma tra quella moltitudine di mani, il pastore si asservisce alla fantasia degli scultori, trasmuta e va oltre l’immaginario classico. Il classicismo viene come interrotto, già dalla scelta dei soggetti che è sempre originale anche quando modellano figure classiche: c’è sempre un particolare che sposta le loro opere oltre la consuetudine. Ed è questo che mi colpisce, questa capacità di andare oltre il banale, il già visto, conservando una sincerità creativa rara. Lo sguardo. Lo sguardo delle opere dei fratelli Scuotto è sempre proiettato lontano, è come se quei volti fossero attirati da una luce distante, quella luce che pare dar vita ai visi di terracotta. Una luce cha arriva alle mani tese e a volte contorte, artigli sulla realtà nuda e cruda. Un dinamismo dei corpi e degli arti che sembra mettere le opere sempre in un continuo stato di fuga di incertezza del presente. Diavoli sirene e schiavi, figure di Desimoniana memoria, rielaborazioni di classici dell’arte, la “riscrittura” della maschera di Pulcinella. Temi rinnovati in questa mostra in cui si rigenera l’arte come per il Pulcinella velato che dissacra il Cristo a cui si ispira o il bacio “tra uomini” che si contorcono nella creta e dalla creta nascono. Ancora una volta restiamo sorpresi davanti alla fantasia di queste opere, pronti a lasciarci stupire ancora una volta.
Mario Gelardi
Gruneraptor
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