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Nell’arte si sceglie una strada tra le tante possibili.
Che poi la si chiami ricerca, sperimentazione o tradizione, cambia poco. Si sceglie un percorso e si procede. Si costruisce, nell’incedere, uno spazio idoneo dove poter dire quello che si ha da dire. Il nostro sentiero parte da una volontà di scambio perenne, di apertura al nuovo ma di attenzione al passato. Siamo convinti, e proviamo a dimostrarlo oggi, che modernità e tradizione possono catalizzarsi nell’opera d’arte. Senza reciproche preclusioni. Queste le lasciamo ad alcuni specialisti di penna che hanno bisogno di tenere insieme un loro disegno che, talvolta, si sovrappone alla realtà vivace e propositiva degli artisti. Abbiamo incrociato i maestri, quelli veri, che hanno consigli preziosi da farsi rubare. Con Nicola Russo, maestro d’arte e di vita, abbiamo imparato la più bella lezione. Guardare ammirati le cose fatte “in un’altra maniera”. Con lui, nel 2000, abbiamo costruito la grande Macchina da guerra e fuso, ma non confuso, l’artigianato artistico con la grandezza del linguaggio d’arte più raffi nato. Siamo partiti da lì e abbiamo continuato, lavorando ogni giorno con le mani nell’argilla e gli occhi rivolti al mondo che ci circonda. La fatica giornaliera è il nostro segreto, la mente aperta è la nostra bussola. Ci emozioniamo al cospetto del Cristo velato del Sammartino e con lo stesso sentimento guardiamo la pecora in formaldeide di Damien Hirst. L’emozione è raccolta e riconsegnata nel nostro fare che insegue, nella libertà obbligatoria dell’arte, l’opera senza tempo. Infi nita.
Salvatore Scuotto

I fratelli Scuotto e Nicoletta Itto in atelier |