Domenico Balsamo – evasioni

DOMENICO BALSAMO: EVASIONI

Dare forma alle emozioni coniugando pittura e scultura

Loredana Rea

Esplorare la complessa relazione tra pittura e scultura, portando alla luce le inevitabili ambiguità di un rapporto dialettico e al tempo stesso conflittuale, è fin da principio l’intento di Domenico Balsamo che, in questa serie di lavori recenti, indica la possibilità di coniugare posizioni teoriche e operative inevitabilmente distanti una dall’altra. Le opere selezionate per l’esposizione esemplificano, infatti, le problematiche metodologiche ed espressive intrinsecamente legate alle necessità sperimentali della contemporaneità, rappresentando simbolicamente la necessità di ritrovare il senso del tempo presente, per sanare le sconnessioni di un quotidiano sempre meno attento al valore dell’esistenza.

Sono bassorilievi di una tattilità prorompente, che coagulano con sapienza la sensualità del gesto pittorico e la sensibilità nell’uso dei materiali eterogenei, a evidenziare interessanti discordanze tra improvvisi rilievi e superfici piane, tra crettature opache, erosioni metalliche e grumi traslucidi, capaci di catturare la luce, per assorbirla fino a raggiungere l’oscurità o restituirla morbida e avvolgente, ineffabile eppure corposa. Slabbrando i confini della pittura Balsamo orchestra una commistione dinamica e fertile, in cui dipingere significa creare spessori pensati per relazionarsi allo spazio e fare scultura plasmare segni e tramature in una materia che sembra viva. Gli bastano, infatti, pochi elementi per costruire opere seduttive e impenetrabili, che oscillano tra pittura e scultura, senza nulla concedere ai virtuosismi dell’una o dell’altra, eppure sempre pronte ad aprire un varco verso l’altrove, dove il tempo è racchiuso in un istante e l’incanto non svanisce semplicemente distogliendo lo sguardo.
L’intento è suggerire una molteplicità interpretativa flessibile e mutevole, in grado di dare forma a emozioni di natura diversa, in cui si intrecciano indissolubilmente le inquietudini, le incertezze, le gioie e i timori di una quotidianità che attraverso l’arte si sublima, liberandosi di ogni necessità narrativa, per riscoprire la possibilità di dire l’indicibile, di udire l’ineludibile, di vedere l’invisibile.
Affondando nelle profondità suggerite per contrasti o accarezzando con levità le superfici corrugate, sembra di percepire il rumore di onde che si infrangono sulla battigia o di osservare l’impalpabile densità pulviscolare del vento che sferza la terra riarsa, di vagare nel baluginio raggelante delle distese artiche o di annusare l’energia incontenibile di un vulcano proprio mentre si infrange in rivoli serpeggianti di magma. Sembra di poter volare nell’incommensurabilità del cielo per osservare la superficie terrestre da prospettive inusuali, materializzando visioni inebrianti, che contengono la vastità del cosmo e cancellano la finitudine dell’essere, in una sorta di ricercata e spiazzante risonanza. Sembra di poter catturare l’atmosfera del pianeta e penetrare nella sua epidermide, indugiando tra lucentezze metalliche o inoltrandosi nelle voragini ctonie, sia pure rimanendo con i piedi per terra, ma con il cuore altrove, per trovare un significato a ciò che troppo spesso in apparenza non ne ha.
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